La Quercia: albero degli dei.

di | 5 Aprile 2019

          (QUERCUS ROBUR)

Etimologia: “Quercus” dal celtico Quer Kaer: bell’albero

 “Robur” dal latino robur: forte

Famiglia: Fagaceae

Altezza massima: 30-35 metri

Età massima: 2000 anni

Fioritura: fra Aprile e Maggio

Maturazione: fra Ottobre e Novembre

Altitudine: cresce fino a 800 metri

Varietà: Rovere-Roverella-Cerro-Leccio

La volta scorsa vi ho raccontato la storia dell’Agrifoglio, ora vi racconterò qualcosa del suo più caro compagno, l’albero alleato del Fuoco Celeste e del Sole, ritenuto sacro nell’antichità da ogni popolo.

Esiste una gerarchia magica, che vuole la Quercia come l’albero più evoluto e corrispondente al dominio planetario del Sole.

I Druidi, sacerdoti del popolo Celtico, avevano in grande considerazione questa pianta e nei loro riti la forza quercina, appariva frequentemente quale elemento indispensabile.

Ritenuto sacro nell’antica Grecia quale albero dedicato al Padre degli dei Giove e, anche nella Bibbia, il nome di questo albero è menzionato più volte, associato a fatti soprannaturali.

Nella religione cristiana, il culto della Quercia viene riferito alla festa di San Giovanni e viene riportato ancora ai nostri giorni, che “chi ha la fortuna di potersi sedere sotto un albero di Quercia alla mezzanotte del 24 Giugno, si sentirà dire ogni sorta di cose buone sul suo futuro e quella notte la Quercia, invece di fruttificare ghiande, produrrà denaro”,

questo a dimostrare come il culto degli alberi sia ancora oggi presente.
Quercia

Quercia

Nei tempi passati, interi boschi venivano ritenuti sacri e di solito i grandi alberi, in particolare le Querce, venivano venerate perché si riteneva fossero in comunicazione con le divinità.

Lo stormire delle fronde, si trasformava in un linguaggio occulto che indicava all’uomo, il giusto comportamento per realizzare gli obiettivi futuri.

La Quercia è dunque tanto nobile quanto generosa ed ospitale perciò, anche l’Edera e il Vischio, la prediligono per trovare sostegno.

L’apparato radicale della Quercia è molto profondo e robusto: il suo compito è quello di permettere all’albero di divenire un pesantissimo gigante.

La Quercia vegeta facilmente sia su terreni molto umidi o molto secchi: se la ghianda riesce a germogliare, il progetto di un albero che è in essa, si svilupperà con una caparbietà davvero unica.

Prima di slanciarsi verso l’alto, la Quercia radica molto profondamente, in pratica, sottoterra si sviluppa in modo quasi speculare alla sua imponente struttura aerea, perciò diventa dominatrice dell’Aria e della Terra.

Come il Frassino, essa radica spesso su sorgenti sotterranee, quindi è una pianta che viene colpita dai fulmini molto più degli altri alberi.

Se aggiungiamo che oltre all’incredibile forza, resistenza e caparbietà, essa vive agevolmente fra i 500 e i 1000 anni (con punte di 2000), comprenderemo il perché questa pianta rappresenti una delle manifestazioni divine e più sacre in tutto il mondo.

La Quercia è uno degli alberi in cui la distinzione del sesso è maggiormente marcata: possiede fiori femminili e maschili, riconoscibili in quanto raggruppati in ameni giallastri e penduli, ma è il suo frutto, la ghianda, ad aver rappresentato per molti animali e per l’uomo stesso, l’unica fonte di sussistenza durante l’inverno, nei periodi di carestia.

Esse infatti sono state considerate fino al ‘900 l’alimento principe per i suini, quindi una risorsa indispensabile per l’allevamento e per molti popoli antichi, come primo alimento anche per gli uomini; fino ai primi del XIX secolo si utilizzavano per produrre farina: una volta essiccate o tostate nella cenere e sbucciate, venivano macinate e ridotte in polvere, poi mescolate sovente con acqua, cenere e argilla, modellate in forme di pane e poi cotte in forni a legna.

Tipi e formati differenti di ghianda

Tipi e formati differenti di ghianda

Plinio ai tempi dei romani, consigliava di utilizzare le ghiande del Cerro femmina, più dolci e morbide e, il pane che ne risultava era praticamente nero ed estremamente duro e compatto, ma molto nutriente.

Le ghiande infatti, contengono il 6% di proteine e il 70% di amido e zuccheri ed oltre ed essere note appunto come “nutrienti”, si ritenevano dotate di proprietà afrodisiache e fecondatrici; il che non può sorprendere dato che la stessa parola, in greco “BALANOS” e in latino “GLANDIS”, indica nello stesso tempo il frutto della Quercia e il glande del pene maschile.

Oltre alle ghiande, un altro simbolo fallico si trova all’ombra della Quercia: infatti sempre Plinio, nella sua “Storia Naturalis” (XVI, 31), riporta che alla base del Rovere crescono infatti i MIGLIORI FUNGHI (questo per la felicità di Franco Chiarabini)!   

La ghianda poi, seme simile ad una testa ornata di elmo, costituisce un vero capolavoro della Natura, sia per estetica che per potere germinativo.

Sebbene esse cadano in gran quantità ed ognuna di esse abbia un potere riproduttivo elevatissimo, nessuna di queste riuscirà a diventare albero, finché si troverà ai piedi del proprio genitore, in pratica, solo quelle che riusciranno ad uscire dal cono d’ombra della Quercia madre, riusciranno a diventare albero e quindi a guadagnarsi la rispettiva esclusività delle risorse e del territorio.

La maggior parte di queste piante, comincia a fruttificare in età molto avanzata, non prima di aver passato il mezzo secolo di età, quindi la preziosità della ghianda è ulteriormente ingigantita dal fatto che viene generata da un albero, che ha l’età di un uomo maturo.

Quasi certamente, nell’antichità le Querce avevano dimensioni maggiori di quelle odierne; le torbiere di mezza Europa ci hanno fornito resti di alcuni esemplari assolutamente giganteschi. Secondo alcuni cronisti dell’antichità, ce n’erano alcune in grado di dare riparo a più di 300 uomini a cavallo o di vivere così a lungo da arrivare ad avere un diametro di dieci metri.

Quando i Romani arrivarono in Germania, restarono sorpresi e sgomenti di fronte all’immensità di quelle foreste di Querce e Plinio il Vecchio racconta il terrore sacro e la confusione causati da questi giganteschi alberi, nell’esercito romano.

Plinio aggiunge poi che quelle Querce erano così enormi, da sembrare che fossero state “originate insieme col mondo” e che possedessero una “condizione quasi immortale”.

Sulla pianta, oltre che alle infiorescenze e alle ghiande, è spesso possibile trovare anche una sorta di escrescenze di varie forme e dimensioni, le Galle, dette anche volgarmente in dialetto “Carcolle”, causate delle ferite inferte alla corteccia da alcuni insetti (Cynipidae); anticamente il contenuto di questa sorta di vesciche, insieme alla corteccia, veniva utilizzato per estrarre il Tannino usato per secoli per conciare le pelli, per tingere i tessuti, per fabbricare inchiostro e in medicina come astringente, per la cura di emorragie e avvelenamenti.

Infiorescenze quercia

Infiorescenze quercia

Galla della quercia

Galla della quercia

 

 

 

 

 

 

 

 

La Quercia possiede una corteccia estremamente dura che annerisce col passare dei secoli; il suo spessore riesce a preservare l’albero da sbalzi calorici molto intensi e persino dagli incendi.

Nello specifico, la corteccia soprattutto dei rami giovani, contiene tannini e acido gallico, possiede proprietà antisettiche, astringenti e febbrifughe; per combattere la diarrea, l’ipersudorazione e le infiammazioni della gola e delle mucose esterne.

Nell’antichità, le sue proprietà febbrifughe erano così famose tanto che nell’Europa Centrale, ci si curava dal freddo camminando intorno ad una Quercia dicendo “Buonasera a te buon vecchio, ti ho portato un po’ di caldo e un po’ di freddo” e in Inghilterra si riteneva di poter passare il proprio malanno alle Querce, solo toccandole.

Anche le foglie, posseggono le stesse proprietà, ma con concentrazioni inferiori dei principi attivi.

L’assoluta vera magia delle foglie, sta invece nel fatto che non cadono dalla pianta, nemmeno quando sono secche, rigenerandosi man mano in primavera, in modo da non lasciare mai i rami completamente spogli neanche durante il pieno inverno.

Nella tradizione popolare del Frignano nell’Appennino Modenese, si dice che questo sia dovuto al Diavolo che …..”tanto tempo fa, mogio mogio si recò dal Signore e fattosi coraggio gli rivolse rispettosamente la parola: -Tu, o Signore, sei il padrone di tutto l’Universo, mentre io, povero diavolo, non ho nulla in questo mondo… Ti prego pertanto di concedermi la podestà su di una piccola parte del creato-

E Dio di rimando: – Cosa vorresti avere? –

Il Diavolo rispose: – Il potere su boschi e foreste! –

Dio allora decretò: – Così avvenga. Il potere su boschi e foreste sarà tuo, ma solo quando gli alberi d’inverno saranno senza foglie. Tornerà a me, invece, nelle altre stagioni, quando gli alberi saranno coperti di foglie.

Saputa la notizia del patto, tutti gli alberi del bosco cominciarono a preoccuparsi e ad agitarsi. Il Carpino, Il Tiglio, Il Platano, Il Faggio, l’Olmo si domandavano avviliti: – Cosa possiamo fare? A noi le foglie cadono proprio in autunno….così al Faggio venne l’idea di consultare la Quercia, l’albero saggio tra i saggi.

Quando sentì la storia del patto, la Quercia rifletté gravemente e alla fine sentenziò: – Faremo così, cari amici: io tenterò di trattenere sui rami le foglie secche, finché a voi non saranno spuntate le nuove! In tal modo il demonio non potrà avere il dominio su nessuno di noi.

Così avvenne e il Diavolo rimase beffato. Da allora la Quercia trattiene il fogliame secco per tutto l’inverno, finché in primavera spuntano le prime foglie verdi.”

(Brano letterario tratto dal libro Leggende del Frignano di F.Ascari Scannabissi-L.Benatti Spennato, edito da Adelmo Iaccheri Editore)

E per non tediarvi troppo, con questa leggenda vi saluto e vi do appuntamento tra qualche tempo per presentarvi un nuovo “Amico Verde”.

Raffaella.

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