La magia dell’Agrifoglio

di | 21 Dicembre 2018

Siamo quasi di nuovo a Natale e come lo scorso anno sono ancora a raccontare la storia e leggenda di una nuova bellissima pianta, molto in voga in questo particolare periodo dell’anno.

Siamo abituati a vederla nei giardini invernali in tutto il suo splendore, ricoperta di bacche rosse e viene utilizzata dai fioristi per realizzare suggestive e durature composizioni, per abbellire e decorare le nostre tavole o le nostre case, ma in realtà cosa sappiamo di Lei e di cosa ha rappresentato nel tempo prima di noi?

Se avrete la pazienza di leggere questo articolo, sarà mio piacere raccontarvelo, così magari in futuro sarete in grado di apprezzare al meglio la sua magica bellezza e il suo significato.

Pianta già molto apprezzata nell’antichità, in particolare nel mondo Celtico dove si raccontava che, Vouivre era la femmina del Drago, che viveva tutto l’anno nel suo rifugio, che poteva essere una grotta, un vecchio castello, un’abbazia e ne usciva solo una volta all’anno.

Pianta dell'agrifoglio

Pianta dell’agrifoglio

Veniva rappresentata col corpo luminoso, rivestito di diamanti e con un granato sulla fronte a mò di terzo occhio, talmente luminoso da far sembrare questo animale come avvolto dalle fiamme.

Però una volta all’anno essa lasciava il suo rifugio e volava nel cielo per andare a dissetarsi alle acque di fiumi o di laghi.

Era il momento della sua massima vulnerabilità, perché per compiere questo rito doveva togliere la pietra rossa e rimanere completamente cieca.

Questo animale fantastico, rappresentava le forze telluriche della terra, simbolo della Grande Dea, Signora delle acque e delle sorgenti, indicata anche come la Luna e il suo volo annuale nel cielo, era una sorta di “matrimonio” col Sole.

Secondo racconti mitici, questo matrimonio tra Terra e Cielo, o Sole e Luna, veniva spesso rappresentato dall’unione di due alberi, la Quercia, simbolo maschile e l’Agrifoglio, simbolo femminile, le cui bacche rosse come il granato della Vouivre, rappresentavano il sangue mestruale.

Attualmente in molte località della Basilicata, permangono diverse feste in cui vengono celebrati “matrimoni” tra gli alberi di Querce e Agrifogli, al punto che nel Comune di Accetura in provincia di Matera, è stato istituito addirittura un museo dei Culti Arborei.

In questa località la festa di Maggio, giunge al suo culmine quando un tronco scortecciato di Cerro (un tipo di quercia) chiamato il “Maggio”, viene unito con un grosso cespuglio di Agrifoglio detto “Cima”, perché posto sopra all’albero a mò di chioma.

Queste cerimonie richiamano i riti celtici di Beltane, la festa che cadeva tra la notte del 30 Aprile e il 1° Maggio, in cui, tra le varie celebrazioni, c’era quella del Palo di Maggio.

Ancora per i Celti, l’Agrifoglio è il simbolo vegetale del guerriero; in gaelico il termine “Tinne” significa anche “metallico” e “fuoco”; queste due parole riportano alla mente i fabbri e le fucine in cui venivano forgiate le affilate spade e le luccicanti armature.

Se a ciò aggiungiamo anche il tronco durissimo e le foglie lucide ed acuminate, diviene impossibile non fare un parallelismo coi guerrieri che le indossavano.

Un ulteriore conferma di questo legame fra albero e guerriero, ci viene dalle “Brehon Laws”, che riportano come i Celti utilizzassero il legno di Agrifoglio per costruire i timoni dei loro agili carri da guerra.

Anche nelle saghe irlandesi, troviamo un interessante riferimento all’Agrifoglio, precisamente ne “Il Festino di Bricriu”, durante il quale l’eroe mitico Cù Chulainn combatte contro il gigante Uath Mac Imomam, che possiede appunto una clava di Agrifoglio.

L’episodio ispirerà vari secoli dopo, il racconto di “Sir Galvano e il Cavaliere Verde”, poema epico del XIV secolo, dove così viene descritto l’arrivo del Custode del bosco alla corte di Re Artù.

Anche nel Ciclo Feniano scopriamo un riferimento alla sacralità di questa pianta: le tre figlie di Conaran, dei Tùatha Dé Danaan (stirpe divina d’Irlanda da cui traggono origine Fate, Ninfe e Folletti) che come le Parche greche tessono i destini dell’umanità, posseggono fusi fatti col legno di Agrifoglio.

L’usanza di utilizzare l’Agrifoglio per addobbare le case, potrebbe derivare dai Druidi, che decoravano le abitazioni con rami sempreverdi durante l’inverno, così che gli Spiriti dei boschi potessero trovare rifugio in essi e salvarsi dal gelo e dai suoi venti pungenti, fino a che una stagione più dolce avrebbe rinnovato il fogliame delle loro adorate dimore.

I Romani piantavano alberi di Agrifoglio vicino alle case, perché attribuivano alla pianta facoltà protettive contro i malefici e, in quanto talismano naturale, regalavano agli sposi rametti in segno di augurio e protezione.

Pare che la tradizione di albero “natalizio” sia dovuta a loro che, dopo l’invasione della Britannia ed adottato l’usanza solstiziale di questa essenza, iniziarono ad utilizzare decorazioni di Agrifoglio durante le celebrazioni dei Saturnali, dal 17 al 23 Dicembre.

Con l’avvento del Cristianesimo i Saturnali e la festa del Sol Invictus vennero poi trasformati nel Santo Natale.

Qualunque  sia l’origine della tradizione popolare degli addobbi, fu sanzionata dalla Chiesa Cattolica, al punto che per secoli furono bandite tutte le decorazioni fino alla Vigilia di Natale.

Le bacche dell' agrifoglio

Le bacche dell’ agrifoglio

 

 

 

 

 

 

L’Agrifoglio era una pianta estremamente sacra per le popolazioni pagane, al punto tale che un editto della Chiesa di Bracara in Scozia, proibiva ai cristiani di decorare le loro case a Natale coi rami verdi e in concomitanza alle feste pagane.

Nei vecchi calendari cristiani, la Vigilia di Natale infatti e segnata con le voci “Templa excornatur” che significa “si addobbano le chiese”.

Addobbarle al Solstizio d’Inverno sarebbe stato un sacrilegio, ma come insegna la Storia, alla fine fu una battaglia persa in partenza.

L’Agrifoglio suo malgrado, si prestava perfettamente a riassumere non soltanto la nascita, ma soprattutto la passione di Gesù: con le sue foglie acuminate ne ricordava la corona di spine, coi fiori quadrilobati la croce e con le bacche rosse, le gocce di sangue del suo sacrificio, quindi col tempo nel mondo cristiano l’Agrifoglio è stato associato sia al Cristo che al Battista. Questa associazione ha portato come effetto che in molte nazioni del Nord Europa, l’Agrifoglio venga chiamato “Spina di Cristo”; ancora più importante però è stato il collegamento con Maria Madre di Gesù.

Nel Medioevo infatti, molte Madonne romaniche furono rinvenute proprio su cespugli di Agrifoglio, tra queste, una delle più importanti Notre-Dame d’Arfeuilles o des Houx (Nostra Signora dell’Agrifoglio) nella regione dell’Alvernia.

Nella tradizione questa Madonna Nera era venerata perché risvegliava i neonati e curava dalla cecità e dalla paralisi.

Ma le vecchie tradizioni si sono trascinate pressochè inalterate nel tempo e sono tutt’ora vive come allora, tanto sta che secondo il folklore europeo, un bastone di Agrifoglio è in grado di ammansire qualsiasi belva minacci di attaccarci; probabilmente, aldilà di qualsiasi simbolismo magico, questa credenza deriva dal fatto che il legno di Agrifoglio è così duro da fare veramente male se usato per picchiare un cane rabbioso. Plinio descrivendo l’Agrifoglio, tracciò alcune ancora più singolari proprietà di cui è veramente difficile comprendere l’origine. Se viene piantato vicino ad una casa o fattoria, respinge tutti i veleni ed i suoi fiori riescono a congelare l’acqua.

Lanciare un bastone del suo legno contro un qualsiasi animale, anche se cade nelle sue vicinanze senza colpirlo, vuol  dire costringerlo ad arretrare e a sdraiarvisi accanto.

Per tutto il Medioevo fino ad oggi, ancora molte comunità contadine adottano i rametti di Agrifoglio come amuleto contro le negatività e le persone sgradite.

E’stato e viene ancora utilizzato anche per svariati usi pratici tradizionali, il primo dal quale trae l’appellativo di “Pungitopo Maggiore” è perché veniva fissato alle corde su cui si appendeva la carne salata, per difenderla dai topi.

Inoltre il suo legno è assai pregiato, perché crescendo molto lentamente, diviene compatto e molto duro, quindi adatto per lavori di ebanisteria e piccole sculture, per modellare i manici di coltelli e altri piccoli utensili e per bastoni da passeggio.

Durante l’epoca Vittoriana i manici delle teiere erano fatti di questa essenza e in genere era utilizzato come sostituto dell’Ebano.

In passato tutti gli strumenti matematici di precisione erano fatti con questo legno, che ha un’impercettibile sensibilità all’umidità ed al calore, quindi non si dilata, mantenendo costante la sua affidabilità nelle misurazioni.

L’Agrifoglio inoltre non teme l’inquinamento ed è dunque molto indicato per le siepi di città.

Più in generale, nelle tradizioni popolari però l’Agrifoglio è oggi insieme all’Abete, il simbolo del Natale.

 

Passiamo ora ad illustrare le caratteristiche botaniche, le proprietà e il messaggio esoterico dell’Agrifoglio.

Per gli utilizzi in farmacopea di questa pianta, premettendo che, ogni indicazione benefica della stessa, deve essere percepita al solo scopo conoscitivo e non utilizzata come cura o medicamento fai da te, pertanto non mi inoltrerò in dettagli troppo specifici.

 

Vi ricordo sempre che NATURALE non vuol dire INNOCUO!

 

In botanica l’Agrifoglio è una pianta sempreverde che si trova spesso come arbusto del sottobosco, ma in realtà è un albero che può raggiungere i dieci metri di altezza e vivere fino a trecento anni.

Ha foglie coriacee dal color verde scuro, spinose quelle più vicine al terreno, dal margine liscio quelle dei rami più alti.

Il fiore

Il fiore

 

 

 

 

 

 

 

 

I fiori sono insignificanti, mentre le bacche rosse, tonde e carnose, crescono solo sulle piante femminili.

Il nome latino “aquifolium” sembra derivare dal termine greco “agria”, selvatico, riferito al carattere spontaneo e all’ habitat del sottobosco, mentre il termine scientifico “ilex”, per la somiglianza delle foglie, almeno quelle dei rami superiori, con quelle di questo tipo di quercia (leccio).

Nei paesi anglosassoni è chiamato “holly”, da cui deriva il nome Hollywood, bosco di Agrifogli.

Appartiene alla famiglia delle Aquifogliacea, fiorisce tra Aprile e Giugno, i suoi frutti maturano fra Ottobre e Novembre e può vegetare dal livello del mare fino a 1.500 metri di altitudine.

Viene spesso chiamato anche “Alloro spinoso” o “Pungitopo maggiore”.

Cresce molto lentamente e come la Quercia, stende lentamente le sue radici per ancorarsi al meglio e garantirsi poi uno sviluppo solido ed armonico.

Essendo un sempreverde è il simbolo stesso della vita che vince sull’Inverno e le sue bacche rosse sono le più belle decorazioni del periodo solstiziale, oltre che una grande fonte di nutrimento per gli uccelli.

La sua corteccia è grigia e compatta e le sue foglie, rigide, lucide e spinose, il suo aspetto in generale è nobile ed altero.

Quando le foglie cadono, esse continuano a dimostrare un’incredibile resistenza e occorrono intere stagioni prima che inizino a decomporsi.

I fiori sono unisessuali (cioè ci sono Agrifogli maschi e Agrifogli femmine) e fioriscono su alberi distinti quando la pianta ha raggiunto i venti anni di età.

Se nell’area la densità di Agrifogli è bassa, la specie si adatta generando individui monoici, cioè con fiori maschili e femminili sullo stesso albero.

I semi una volta caduti, germinano dopo due anni.

E’ una pianta molto adatta a creare siepi e confini, molto resistente, sopporta frequenti potature e i peggiori climi, è poco soggetta alle malattie e, soprattutto è costantemente impenetrabile.

Sebbene preferisca la terra sabbiosa, cresce senza problemi su tutti i suoli, tranne quelli eccessivamente umidi.

Cresce normalmente nelle vicinanze degli alberi più nobili del bosco e quasi sempre lo troviamo a fare da compagno a Querce e Castagni, ed è l’unico albero che riesce a crescere all’ombra del Faggio.

Grazie alle sue caratteristiche, si nota in tutte le stagioni, sia nei luminosi giorni d’estate dove brilla grazie alle sue lucidissime foglie e nel grigiore dell’inverno dove spicca col suo verde mantello e le sue bacche rosse.

E’ un segno della vita vedere gli uccelli cibarsi delle sue bacche, ma ancora più spettacolare è sapere che durante la stagione fredda, i Cervi si nutrono delle sue foglie, si rivela quindi un amico fedele delle creature più nobili.

Per quanto riguarda le proprietà curative dell’Agrifoglio, la- primissima cosa che va detta è che le sue bacche SONO VELENOSISSIME! e quindi il loro utilizzo è assolutamente da evitare!

Le drupe contengono un glicoside potenzialmente mortale, che provoca vomito e diarrea, sono tanto belle quanto nocive per l’uomo!

Sono invece una pietanza prelibata per gli uccelli, quindi non temete per loro se li vedete banchettare, mentre voi limitatevi ad utilizzarle solo per gli addobbi natalizi.

Con i semi tostati e ridotti in polvere, si prepara una specie di caffè (in Sudamerica il famoso Matè è prodotto dall’Agrifoglio).

La corteccia e le foglie contengono invece Ilicina, una  sostanza febbrifuga e tonica simile alla caffeina, dalle proprietà antireumatiche e tossifughe, che in passato veniva utilizzata per la cura delle ossa e addirittura per produrre una colla vischiosa con cui catturare gli uccelli, alla stregua delle bacche di Vischio.

Queste parti sono quindi commestibili, ma per la preparazione di infusi e tisane è sempre meglio rivolgersi ad un erborista di fiducia per le quantità da assumere, tenendo presente che il sapore è molto amaro.

Si può preparare anche un ottimo vino aromatizzato all’Agrifoglio, da bere come tonico o febbrifugo.

Sotto forma di decotto è invece utile per le infiammazioni e il prurito vaginale, quindi per lavaggi ed impacchi ad uso esterno.

Per concludere passiamo invece alla parte esoterica e mistica della pianta, che come abbiamo già visto gli antichi Celti chiamavano Tinne e faceva parte dell’ Ogam, l’alfabeto degli alberi.

L’Agrifoglio rappresenta quindi la parola chiave per identificare l’Abilità, la Creatività, la Vitalità e la Combattività.

La sua festa è il 21 Dicembre, il Solstizio d’Inverno.

Il suo colore è il Verde e nella mitologia celtica incarna la divinità Dian Cecht.

Tinne è un albero custode della regalità e della conoscenza, è l’albero della Magia degli Dei e delle bacchette magiche.

Fa da ponte fra la magia della Natura e quella dell’uomo, trasformando le energie sottili in forze che possiamo utilizzare nella nostra vita; è l’albero della magia del Fare, della ri-codifica delle percezioni e della loro conversione in azioni.

Tinne ci insegna da armarci e a lottare per quello in cui crediamo e per realizzare i nostri progetti, indicandoci contemporaneamente i nostri limiti e i nostri talenti, facendo scendere in campo l’Umiltà e l’Armonia come mezzi per progredire.

Ci insegna anche ad allentare temporaneamente i legami per focalizzarci sulle nostre forze personali, senza troppo appesantire chi amiamo e chi ci riama.

In pratica, cosa ci insegna l’Agrifoglio?

E’ un albero solitario, altero, quasi luminoso nella sua bellezza, di cui pare avere esso stesso coscienza, è pertanto il centro del proprio mondo.

Ci insegna quindi la capacità di individuare la propria centratura al centro della consapevolezza del nostro valore.

Impassibile ad ogni stagione, dimostra come sia possibile concentrarsi sul proprio rigoglio e divenire così un punto di riferimento per deboli e potenti e, della certezza del potere della vita anche nei momenti più rigidi e difficili, come gli inverni che affronta.

Quindi ora quando incontrerete un Agrifoglio, imparate a guardarlo proprio come una esortazione a trovare in voi stessi, la bellezza della vostra vita ed il piacere di goderne in assoluta indipendenza, ma con umiltà e armonia, trovando sempre la forza dentro di voi.

Chi sta bene con sé stesso, fa stare bene anche gli altri ed è perciò di conseguenza ricercato, senza dover cercare.

Siamo giunti dunque alla fine di questo lungo racconto e con l’immagine nel cuore del bellissimo Agrifoglio guerriero, di cui vi ho svelato qualche segreto, vi auguro di passare insieme al suo ricordo un LUMINOSISSIMO Solstizio d’Inverno.

 

Auguri di Buone Feste a tutti, Raffaella.

 

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