Il Biacco

By | 27 aprile 2018

 

Serpenti e altri rettili dell’Appennino Reggiano.

 

Ritenuti erroneamente viscidi e pericolosi vengono ingiustamente perseguitati, ma per quanto possano suscitare ribrezzo, non sono una presenza da eliminare, anzi, sono insaziabili cacciatori di roditori contribuendo a regolarne il numero; anche per questo i serpenti hanno un ruolo molto importante negli ecosistemi, soprattutto quelli alterati dalla presenza umana. E’ risaputo che la paura deriva per lo più dalla scarsa conoscenza, quindi andiamo a conoscere questi animali ed in particolare le specie che vivono vicino a noi.

I serpenti sono rettili strettamente imparentati alle lucertole e come esse non sono in grado di controllare e mantenere costante la temperatura del proprio corpo indipendentemente da quella ambientale: sono cioè animali esotermici (o erroneamente definiti anche a sangue freddo), ottenendo il proprio calore da fonti esterne. Per questo motivo col sopraggiungere dell’inverno si abbandonano a una sorta di torpore letargico fino a quando le temperature non torneranno a valori più consoni con i processi vitali. Sono tutti carnivori e si cibano di altri vertebrati o, soprattutto durante le fasi giovanili,  anche di invertebrati.  La loro cute è rivestita da squame cornee e  lo strato più esterno dell’epidermide viene periodicamente rinnovato in relazione all’aumento delle dimensioni corporali: infatti non essendo la pelle composta da sostanze elastiche finirebbe per essere troppo stretta e impedire la crescita dell’animale. Prima della muta, sotto la pelle vecchia, si forma uno strato nuovo; al momento della muta il serpente rompe il  rivestimento esterno a livello della bocca e comincia a spingerlo indietro, sfregando contro le anfrattuosità presenti sul suolo. L’involucro sottile si rovescia e, non trovando l’ostacolo delle zampe, viene rigettato, il più delle volte, intero come un calzino. Come nei gechi, le palpebre sono fuse e trasparenti, permettendo così la visione. I serpenti non posseggono né orecchio esterno né orecchio medio e neppure la tromba di Eustachio, quindi non riescono a ricevere le onde sonore e tradurle in suoni. Sono però in grado, attraverso la mandibola, di captare dal suolo vibrazioni anche minime, come quelle di una possibile preda che si muove. Tale sistema però è parziale, in quanto i serpenti possono “sentire” solo frequenze basse, le altre per loro non esistono e quindi possiamo affermare che sono parzialmente sordi. Fischiare e gridare  potrebbero quindi risultare inefficaci al fine di spaventarli. Le specie presenti nella nostra Provincia, ad eccezione dell’aspide, sono tutte ovipare; i piccoli alla schiusa delle uova sono già completamente indipendenti e la madre li abbandona subito dopo aver deposto le uova o partorito… Ricordo che una recente legge regionale (L.R. 1572006) considera tutte le specie di serpenti presenti sul nostro territorio specie particolarmente protette e punisce la loro uccisione intenzionale con sanzioni cha vanno da 50 a 500 euro per ogni esemplare. Si tenga presente che soltanto le vipere sono velenose, le altre specie presenti, anche se possono mordere, sono del tutto innocue.

Biacco

Biacco

 

Biacco [Hierophis viridiflavus (Lacépède, 1789)]

Nomi dialettali del Reggiano: magnàn, frustòun, bésa da top, bìss da téra, bisòun, angúil ed’tera, batachiùn.

Del biacco si conoscono numerose varietà cromatiche: la più diffusa nel nostro territorio presenta il dorso nero (testa di moro) con qualche macchia giallastra o biancastra, soprattutto vicino alla bocca, ed il ventre color grigio-ardesia. Comunissimo in passato è anche oggigiorno un serpente ubiquitario, ampiamente distribuito dalla bassa pianura fino all’alto Appennino. Grandissimo cacciatore di topi e di ratti, nonché di piccoli uccelli, è un ottimo arrampicatore, più volte osservato su alberi o grossi cespugli alla ricerca di nidi di passeriformi; a tal proposito si aggiunge che molte predazioni di uova e nidiacei di uccelletti nidificanti nei cespugli o nei ginepri è operato da questa specie.

Il Biacco è un serpente attivo sia di giorno che al crepuscolo; mentre negli orari più caldi delle giornate estive preferisce starsene nei suoi rifugi, che sono molteplici, come tane di micromammiferi (spesso preventivamente vuotate dei suoi abitanti dallo stesso serpente), cavità di alberi, ruderi, cumuli di pietrisco, muretti a secco, nidi arborei di ghiri e scoiattoli. Durante il periodo letargico è possibile rinvenire nello stesso rifugio anche 18-20 individui. A volte queste tane vengono condivise con altre specie.

Biacco

Biacco

Gli esemplari di grossa taglia preferiscono però vivere isolati. Trattasi di un Ofide d’indole alquanto aggressiva: infatti i soggetti di grosse dimensioni non esitano, se infastiditi, a rincorrere e mordere qualsiasi intruso, uomo compreso soprattutto se disturbati durante il periodo riproduttivo. Gli accoppiamenti avvengono tra maggio e giugno e in questo periodo si possono osservare i maschi di questa specie intenti in spettacolari combattimenti rituali. I piccoli nascono ad agosto, sono lunghi 20-25 cm e presentano una livrea completamente diversa dagli adulti. Il nome dialettale “frustòun” (frustone) deriva dal fatto che questo rettile se “messo alle strette” è in grado di frustare con potentissimi e fulminei colpi di coda chiunque gli si avvicini: durante questo comportamento i muscoli della coda vengono contratti rendendo la stessa molto rigida. Oltre che delle prede sopradette è utile ricordare che questo ofide si nutre attivamente anche altri serpenti, vipere comprese e di solito la sua presenza esclude la possibilità di incontrare quest’ultime! Per quanto riguarda le dimensioni corporee non rari gli esemplari che superano i 160 cm di lunghezza.

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