Prof. Ulderico Bonazzi

By | 11 gennaio 2018

 

Quando cominciai ad interessarmi di micologia

Era l’estate del 1964, stavo risalendo da Cerreto Alpi verso i laghi, insieme ad un amico il prof. Bruno Comadri, con le canne sulle spalle per soddisfare la mia vecchia e precedente passione: la pesca. Ecco, il mio amico si ferma, si china,  raccoglie un fungo e mi dice: “Che bel porcino”, io gli rispondo: “Ma anche qui ci sono tanti funghi!”, lui guarda e mi risponde: “Tanti raccolgono anche quelli, e dicono che sono buoni, ma io non li conosco …”. Io guardai attorno, ma non vedevo i porcini che lui vedeva e raccoglieva.

Questo episodio scatenò in me la nuova passione e abbandonai la pesca: volevo sapere che funghi erano quelli che vedevo.

La mia curiosità

La mia curiosità

Comadri mi disse che poteva rispondermi un tale che certamente era un “esperto” di funghi e mi diede l’indirizzo, mi recai da lui ma mi parlò solo di mazze di tamburo, certamente rimasi deluso da questo “esperto” fungaiolo.

Il primo testo che mi capitò tra le mani mi fu regalato da un amico medico dott. Paolo Tarana che lo aveva ricevuto in omaggio, come altri medici, si trattava di “I funghi come sono” di Severino Viola con la presentazione Mario Soldati edito in quel periodo da “Edizioni Artistiche Maestretti”, poi acquistai “Funghi” di A.Peyrot e B. Cortin edito dalla Editrice S.A.I.E. nel 1966; in seguito comprai “Les Champignons dans la Nature” di J. Jaccottet edito  da Ėditions Delachaux et Niestlè del 1962.

Nel 1967 mi portarono in regalo dei chiodoni (Armillariella mellea) col cappello di dimensioni inconsuete (dai 20 a 30 centimetri di diametro), mio padre aveva una passione per i funghi in gratella, allora mia madre ne cucinò alcuni così, mentre gli altri li tagliò a fettine sottili e li frisse, chi mangiò quelli in gratella (io, mio padre e mio fratello) ebbero scariche di dissenteria, mentre chi mangiò le fettine fritte non ebbe disturbi. Feci una ricerca sui miei libri e nel testo di J. Jaccottet imparai che quella specie fungina mal cotta poteva dare disturbi e che risultava che l’acqua di cottura data ai maiali aveva addirittura causato decessi.

Mi recai allora all’ufficio igiene dove lavora una mia compagna d’università la dott. Paola Manzini e venni a sapere da lei che esisteva il Gruppo Micologico “G. Bresadola” a Trento dove un certo Ing. Bruno Cetto faceva corsi di micologia dove anche lei era andata, così mi iscrissi al Gruppo e cominciai ad andare alle loro uscite micologiche. In quella occasione comprai “Di funghi non si muore” di Bauer – Chierzi e Dalpiaz edito dalla Eurographik di Trento nel 1966.

Pronti per un'uscita

Pronti per un’uscita

Cominciai così ad avere le prime rudimentali informazioni su quelli che divennero sempre più i miei amici funghi. Informai due miei amici presidi, come me, in una scuola media: Viscardo Davoli e Renzo Franchi. Insieme per alcuni anni andammo ad uscite col Gruppo di Trento poi nel 1975 ci ponemmo la domanda: “Perché non facciamo un gruppo a Reggio Emilia?”.  Purtroppo nella primavera di quell’anno Franchi improvvisamente morì.

Il 29 dicembre del 1975 fondammo il gruppo e lo intitolammo a Franchi.

 

Festa a casa del Prof. Ulderico Bonazzi

Festa a casa del Prof. Ulderico Bonazzi

Ulderico Bonazzi

Pof. Ulderico Bonazzi

Comments