Il vischio – storia, leggenda e proprietà

By | 22 dicembre 2017

Bentornati nel mio spazio

VischioOggi per entrare nel tema natalizio, vi farò conoscere una delle piante più magiche, misteriose e ricercate del bosco, il Vischio; dotata di grande bellezza e fascino, racchiude però in se anche una grande pericolosità, un po’ come l’Amanita che abbiamo incontrato la volta scorsa, perciò se ne parla fin dai tempi più remoti.

Narrano gli antichi greci, in particolare Publio Ovidio Nasone, che nel bosco sacro della dea Diana vivesse un re, il Rex Nemorensis, che proteggeva il divino albero della quercia su cui cresceva il ramo d’oro, essendo esse per molte culture il simbolo della divinità.

Quel ramo poteva essere strappato solo da uno schiavo fuggitivo, che con quel gesto, otteneva il diritto di battersi in duello con il vecchio Re e succedere al suo predecessore.

Era una sorta di rito di rinnovamento in cui il Re rappresentava la forza della natura che non doveva mai invecchiare, ma essere sempre rinnovata e fertilizzata col sangue dello stesso Re.

Lo studioso britannico James George Frazer che scrisse Il Ramo d’Oro nel 1890, ipotizza quel ramo, simbolo della regalità sacerdotale, fosse proprio un ramoscello di Vischio, lo stesso che secondo lui, si può riconoscere nel racconto di Virgilio, quando si narra che Enea, per scendere nel mondo degli inferi, ebbe bisogno di un ramo dalle foglie d’oro, quale omaggio per Giuno Infera, la dea dell’Oltretomba.

L’ipotesi che il ramo d’oro corrispondesse al Vischio, secondo l’autore, trova delle ragioni in alcuni dati: innanzi tutto il Vischio che cresce sulle querce, come quello sacro del bosco di Diana è l’unico ad avere le bacche di un colore più vicino al giallo, mentre gli altri tipi di Vischio le hanno biancastre, poi questa pianta, che rimane verdeggiante quando tutte le altre risentono dei rigori invernali, dopo essere stata colta, prende pian piano anche sui rami una colorazione giallastra, infine, secondo alcune credenze popolari, in certi periodi il Vischio risplende, formando sull’albero come un’aureola dorata.

E’ la magica pianta dei Celti, ma anche in questo caso solo quello molto raro che si trova sulla quercia, l’albero sacro della divinità e simbolo dell’energia cosmica.

Quel Vischio, considerato l’acqua della quercia, rappresenta quindi l’essenza stessa del Divino, il dio che si manifesta in terra attraverso le forze vegetali.

Gaio Plinio Secondo, racconta che i Druidi non hanno cosa più sacra del Vischio, lo chiamano “pianta che sana tutte le cose” e, per questo, nella raccolta seguono un vero e proprio cerimoniale.

Questo rito si svolgeva nel sesto giorno della Luna, nel punto cioè in cui incomincia ad avere forza, ma non è ancora mezza.

Essi portavano sotto l’albero due tori bianchi, mentre il sacerdote vestito di bianco, saliva sull’albero e con una falce rigorosamente d’oro, tagliava il Vischio che lasciava cadere in un panno bianco.

Allora si sacrificavano i tori e si pregava il Dio affinché donasse prosperità attraverso quella pianta.

E’ chiaramente un rituale legato alla Dea, in cui la falce d’oro rappresenta proprio la forma della luna del sesto giorno (ossia quasi il quarto lunare), mentre i tori, simbolo di vitalità e virilità, vengono sacrificati per propiziare il benessere del popolo.

La sacralità di questa pianta, che si riteneva venisse dal cielo con il suo fulmine, simbolo del dio, elemento fondamentale di Zeus è data dal suo essere, perché non nascendo dal terreno, ma vivendo sospesa nell’aria, tra la terra e il cielo, diventa mediatrice tra due mondi, quindi per gli uomini tramite con il mondo dell’Aldilà, con gli spiriti dell’Oltretomba (vedi J.Brosse “la magia delle piante”).

Ancora recentemente nel mondo contadino europeo venivano rispettate alcune ritualità nella raccolta del Vischio, che non doveva mai essere toccato con le mani, per cui spesso veniva piuttosto colpito con sassi o frecce per farlo cadere, pur di non avere il contatto diretto.

Anche per abbattere la quercia su cui si era attaccato il Vischio, era necessario prima staccare questa pianta che, in quanto considerata indistruttibile, avrebbe reso l’albero invulnerabile.

Nella mitologia nordica il Vischio ricorda la morte di Baldr, il figlio splendente di Odino e Frigg. Quando la Dea chiese alle forze della natura, agli animale e alle piante, di non fare mai del male a suo figlio, si dimenticò proprio del germoglio di Vischio.

Allora Loki dio del male, venuto a sapere questo segreto, preparò una freccia di Vischio ed armo la mano Hodhr, fratello cieco di Baldr, che inconsapevolmente uccise il dio.

In alcune versioni del mito, Baldr o Balder, viene riportato in vita dal dolore della madre, le cui lacrime si cristallizzarono fino a formare bacche di Vischio, così gli Dei ordinarono agli uomini di venerare questa pianta.

Col cristianesimo il Vischio entra nei rituali di San Giovanni, come una delle tante piante che moltiplica la sua potenza, proprio quando il sole è nel giorno più lungo dell’anno: in molti paesi l’olio di San Giovanni si preparava con le bacche del Vischio; nel Galles si metteva un ramo di questa pianta sotto il cuscino per favorire sogni profetici; in Svezia, dove i fuochi rituali della festa estiva vennero chiamati “falò di Baldr”, nella notte solstiziale si andava in cerca di questi ramoscelli per acquisire qualità mistiche e proteggere stalle e cascine dagli gnomi; in Austria un rametto sulla porta di casa allontanava gli incubi.

Ma il Vischio poteva aprire anche tutte le serrature e diventare catalizzatore di tesori.

Una bacchetta di Vischio, unita con altre tre asticelle di piante diverse, si usava per trovare l’oro: come la bacchetta del rabdomante infatti, si credeva che cominciasse a vibrare quando veniva piantata a terra nel punto in cui era sepolto un tesoro.

Diverse erano le credenze legate all’oro, perché in quanto pianta che viene dal cielo, come il seme della felce, rappresenta un emanazione del fuoco solare, della sua forza aurea.

Lo stesso colore giallo, simbolo del prezioso metallo, sarebbe garanzia proprio per ritrovare ori ed avere ricchezze.

In quanto pianta generata dal fulmine, il Vischio fu considerata anche pianta protettiva contro il fuoco e contro gli stessi fulmini, tanto da ricevere l’appellativo di “scopa del tuono”.

Per questo i contadini per proteggersi dagli incendi, appendevano ai soffitti rami di Vischio.

Per le sue proprietà protettive, il Vischio diventa prezioso anche contro stregonerie e sortilegi, può difendere da streghe e da gnomi e si trasforma in potente amuleto per favorire la buona sorte.

Nell’Holtein i cacciatori lo usavano per propiziare la caccia; nel Galles i contadini davano un ramo di Vischio alla prima mucca che partoriva nella prima ora dell’anno nuovo, per proteggere le stalle da malefici ed attirare la buona sorte per tutto l’anno.

Trovare poco Vischio faceva dire ai contadini “niente Vischio, niente fortuna”.

In realtà anche il bacio sotto il Vischio, che da noi si scambia a Natale, rappresenta l’augurio di buona sorte e di speranza nella rinascita dell’anno nuovo.

In botanica è una pianta parassita, perché vive sui tronchi degli alberi a da questi ricava la linfa; in primavera si ricopre di piccoli fiori giallastri, mentre in autunno i suoi frutti sono bacche perlacee.

Il nome deriva dal latino “Viscum” ed è riferito alla sostanza appiccicosa che producono le sue bacche.

Molti sono i nomignoli popolari: gli irlandesi lo chiamano “uile-iceadh” e i Gallesi “oll-iach” che in entrambi i casi significa “panacea”, così come nel valore attribuitogli dai Celti, mentre per i Bretoni è “uhelvarr” cioè “alto ramo” o “deur derhure”, che significa “acqua di quercia”.

L’idea che la pianta venisse dal cielo è in qualche modo confermata dal fatto che sono gli uccelli a provocare la propagazione dei semi.

Soprattutto nel periodo invernale, le bacche del Vischio rappresentano un importante fonte alimentare per i volatili, che risultano immuni dalla tossicità della pianta, così i suoi semi rilasciati dagli uccelli aderiscono ai rami, pronti per una nuova germinazione.

Ma per gli uccelli il Vischio rappresentava anche una terribile trappola, perché un tempo con le bacche si preparava per loro una pania, con sostanza appiccicosa ottenuta unendo il succo delle bacche emulsionate con acqua e olio.

Questo preparato veniva poi spalmato sui graticci di canne e ramoscelli collocati in luoghi di passaggio, o di ritrovo degli uccelli, allo scopo di catturarli.

I Celti consideravano utile il Vischio, contro ogni sorta di veleno e per rendere fecondo ogni animale, Gaio Plinio Secondo, lo consigliava per le infiammazioni, per gli ingrossamenti delle ghiandole linfatiche e soprattutto contro il “mal caduco”, ma solo quello che nella raccolta non aveva toccato terra e che non era caduto.

La tradizione popolare dice che alle donne che devono partorire, basterà anche solo portarne addosso un rametto, per averne benefici.

Al Vischio si associano anche facoltà fecondative, per le caratteristiche del suo succo, simile allo sperma.

SCHEDA TECNICA

Dal latino VISCUM ALBUM, conosciuto anche volgarmente come Vischio Bianco o Vischio Comune, arbusto della famiglia delle Lorantacee originario dell’Asia meridionale, cresce spontaneo anche nelle zone di media e alta montagna di tutta l’Italia continentale e insulare, in particolare nelle regioni centrali e meridionali.

E’ una pianta sempreverde parassita che ha tenacissime e lunghe propaggini, con le quali si avvinghia ai pioppi, alle querce e agli alberi da frutto, alimentandosi della loro linfa.

Spesso celato d’estate dalle chiome delle piante ospiti, si rende palese d’inverno dopo la caduta delle foglie.

I rami di colore giallo/verdastro, cilindrici e articolati, sono disposti a tre a tre sopra ogni nodo del fusto.

Le foglie sono coriacee, carnose, lanceolate e oblunghe con evidenti nervature, a forma di ali di uccello aperte.

I fiori dioici posti all’ascella delle foglie, sono piccoli di colore giallo verdastro, si raccolgono in glomeruli di tre che fioriscono da Marzo a Maggio.

Nel tardo autunno maturano i frutti, costituiti da bacche bianche gelatinose somiglianti a perle, rotonde e succose contenenti un solo seme.

Sono estremamente tossiche per l’uomo e non si consumano né crude, né cotte.

Le uniche parti utilizzate in farmacopea sono le foglie, che si raccolgono in primavera prima che la pianta fruttifichi e si fanno essiccare all’ombra.

Come abbiamo già visto, questa pianta fin dai tempi antichi veniva apprezzata per le sue proprietà antispasmodiche, diuretiche, emostatiche e moderatrici della pressione arteriosa.

Numerosi trattati medici dimostrano i benefici effetti del Vischio allo stato naturale e del suo estratto contro l’arteriosclerosi, la nefrite cronica, l’isterismo e l’epilessia, anche se per questa patologia attualmente non viene più utilizzato dal XIX secolo.

Purtroppo a causa della sua elevata tossicità, la dosatura è cosa troppo delicata per non tenere conto dei pericoli a cui si può andare incontro nelle preparazioni di fattura casalinga, è molto meglio quindi, che le prescrizioni le faccia un medico o un esperto certificato del settore, pertanto mi asterrò volutamente nel dare specifiche in merito, pur avendone conoscenza.

Si può invece prendere in considerazione, un impiastro ad uso esterno contro i geloni, da non applicare in caso di ferite o piaghe sanguinanti, per evitare il contatto diretto e la conseguente intossicazione.

Principi attivi

Glucoside Viscoflavina, Alcaloide Viscalbina, Viscotossina, Ursone, Colina.

Per concludere in bellezza con un pensiero positivo, ricordatevi che la tradizione popolare utilizza comunque con piacere questa bella pianta, per le confezioni di decorazioni natalizie, o in composizioni da appendere alle porte come portafortuna, o ancora meglio consiglia lo scambio di un bacio sotto uno dei suoi rami nella Notte di San Silvestro ed è quello che faccio anch’io nel salutarvi e porgervi un buon augurio.

Una sola raccomandazione!…vista la sempre più rarità di questa pianta, vi raccomando vivamente di non raccoglierla in natura, ma di acquistarla presso i negozi specializzati.

Se vi capitasse altrimenti di incontrarla nelle vostre gite nei boschi, limitatevi solo ad ammirarla e a fotografarla, ricordando sempre che la Natura va difesa e sostenuta, lasciandola così dov’è, preservando la sua ineguagliabile bellezza, vedrete che vi ringrazierà ricambiando.

 

Grazie e a presto, Raffaella.

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