Incontro ravvicinato con l’Amanita phalloides

By | 30 novembre 2017

Mi chiamo Raffaella Guidetti

Raffaella Guidetti

Raffaella Guidetti

sono nata a Toano e discendo da famiglie di tradizione contadina dell’Appennino Tosco Emiliano, sui versanti modenese e reggiano, abituate a rapportarsi con il mondo animale e vegetale.

Da parte di madre, si praticava l’antica tradizione dei guaritori/segnatori di montagna e la conoscenza e l’utilizzo delle erbe e dei funghi ad uso curativo era profonda e tramandata, pertanto anche i bambini venivano formati fin da subito al riconoscimento di ciò che era buono e di ciò che non lo era, per evitare spiacevoli esperienze, sennonché pericolose e probabilmente è stato proprio questo insegnamento, che ha salvato la vita a me e alla mia famiglia.

Da sempre eravamo abituati a raccogliere e consumare tutte le varietà di funghi che crescevano nei boschi e i campi della montagna in ogni stagione, consumandoli freschi o essiccati e nella famiglia di mio padre di tradizione più pragmatica, questo avveniva in modo molto audace e spregiudicato, raccogliendo e mangiando praticamente di tutto, come se il pericolo non incombesse mai; ricordo infatti che spesso gli adulti lamentavano problemi gastrointestinali, ma senza porsi problemi nel continuare a mangiare di tutto, fino a quando mio padre un giorno passò il limite.

Probabilmente la troppa sicurezza e la mancanza di quel timore riverenziale nei confronti della pericolosità del mondo vegetale, lo ha spinto ha raccogliere quattro piccoli esemplari di Amanita phalloides, scambiandole per un fungo commestibile della zona, che si consumava abbondantemente e che in dialetto viene ancora chiamato “Blisgone”, che dovrebbe appartenere alla famiglia dei cosiddetti Prataioli, ma che da piccolo è molto molto simile alle Amanite e cresce insieme a loro, l’unica e quasi impercettibile differenza sta nella lieve sfumatura del colore al centro del cappello, tra il verde e il grigio, che se non si osserva più che bene è facilissimo da confondere.

Ricordo quel giorno come ora, un incubo che non potrò dimenticare mai…..era una giornata calda di fine estate e avevo allora 9 anni, nel pomeriggio avevo giocato con i pentolini a casa di una mia amichetta e avevamo raccolto dei funghi matti da cucinare per le bambole, poi la sera quando tornai a casa per cena, trovai mia madre che discuteva animatamente con mio padre che le aveva portato quattro piccoli funghi da cucinare, ma lei non voleva perché diceva che non erano i soliti funghi e che non erano buoni, ma lui molto arrabbiato continuava ad insistere, allora per finire di discutere acconsentì, ma ne cucinò solamente uno, il più piccolo, buttando via gli altri senza che lui se ne avvedesse.

Preparò un risotto con il funghetto tagliuzzato e ci mettemmo tutti a tavola…..4 persone….io, i miei genitori e il mio fratellino di 3 anni.

Amanita phalloides

Amanita phalloides

Ora chi conosce i funghi, sa benissimo che il veleno dell’Amanita non lascia scampo, perché è letteralmente asintomatico e quando la sintomatologia si manifesta, l’effetto del veleno sugli organi interni è irreversibile e quindi non c’è più speranza, ma nel nostro caso c’è stato un particolare che ha cambiato la routine….io in particolare, ma anche il mio fratellino, eravamo due soggetti severamente autoimmuni, pertanto il nostro sistema immunitario impazzito ha reagito in modo anomalo all’alcaloide ingerito e io per prima ho cominciato ad avvertire già dopo alcune ore i primi malesseri , che sul momento potevano essere attribuiti ad un colpo di freddo alla pancia essendo poco vestita, ricordo che mangiai una caramella dolce e la nausea si calmò.
Poi però durante la notte si ripresentò sempre più forte e quando anche mio fratello cominciò a lamentarsi, per mia madre fu chiaro che qualcosa non andava, avendo ancora ben presente la sensazione che quei funghi non fossero commestibili.

Allora mandammo a chiamare il dottore a Toano, ma ci volle tempo perché non avevamo l’auto ed eravamo a tre km dal centro, nel frattempo quindi i sintomi peggiorarono, nausea, mal di testa, e stato confusionale. Quando arrivò ci fece bere del latte appena munto, come richiedeva l’usanza dell’epoca in caso di avvelenamento e ci fece un iniezione per indurre il vomito, esortando subito il ricovero d’urgenza in ospedale per accertamenti accurati.

Amanita phalloides

Amanita phalloides

Era notte fonda ormai e lo Zio paterno era l’unico ad avere l’auto e ci trasportò subito a tutta velocità a Sassuolo, dove allora c’era l’ospedale più vicino in grado di gestire queste emergenze. Il tragitto fu terribile, perché da Toano a Sassuolo allora erano tutte curve e un’ora buona di percorso….ma il tracciato e la guida spericolata ci aiutarono a vomitare e riuscimmo così ad espellere già un buona parte di veleno, io ero dietro tra le braccia della Nonna che mi teneva un asciugamano davanti alla bocca pareva di soffocare, mio fratello che piangeva disperato perché non capiva cosa succedeva e mia madre che urlava disperata contro mio padre, che invece non batteva ciglio….vomitava e taceva colpevole…..!!!….arrivammo stremati, ma ancora tutti lucidi….visto che stavamo già vomitando una nauseabonda schiuma verde, non ci hanno fatto la lavanda gastrica, ma hanno continuato a somministrarci sostanze per continuare a svuotare lo stomaco e a bombardarci di domande per capire cosa e quanto avessimo ingerito…..una tortura assoluta che si è prolungata per tutta la notte, la mattina e il giorno successivo, poi dalla sera del giorno dopo siamo stati dichiarati finalmente fuori pericolo, ma eravamo letteralmente svuotati e senza forze e all’ennesima visita, ricordo lucidamente che il medico mi disse testualmente “ SIETE STATI FORTUNATI, CE NE FOSSE STATA UNA PICCOLA DOSE IN PIU’ E NON CI SAREBBE STATO NULLA DA FARE…..SIETE VIVI PER MIRACOLO!!!!”

….lo guardai senza dire nulla, ma mi si gelò il sangue nel sapere che nella pattumiera di casa c’erano altri 3 funghi!!!!!….

Amanita phalloides

Amanita phalloides

Rimanemmo ricoverati 15 giorni e poi fummo dimessi, con l’obbligo comunque di continuare la dieta ristretta e i farmaci gastroprotettori e ora sono qua a raccontare tutto questo.

Non ho più mangiato funghi per almeno vent’anni e inizialmente solo a pensarci vomitavo, poi pian piano, ho ricominciato con quelli coltivati e ora consumo solo quelli raccolti da me o da chi so che li conosce veramente e ogni qualvolta incontro qualcuno nel bosco che raccoglie ogni cosa, lo terrorizzo a morte e lo invito caldamente a recarsi nei punti di controllo autorizzati, perché con la Natura non si scherza, in particolare con i funghi!!!!! Ora sto bene e non porto alcun rancore alle Amanite che giudico molto affascinanti e penso che proprio la loro pericolosità, sia utile per ricordarci che il mondo naturale è buono, ma non innocuo e quindi bisogna imparare ad essere umili e ad averne un timore reverenziale perché

LA SALUTE NON AMMETTE IGNORANZA

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