Il lupo (prima parte)

By | 30 giugno 2015

Il lupo è anche detto canis lupus lupus

Il lupo è un animale sociale, opportunista e generalista. In passato, grazie alla sua capacità di adattamento, il suo areale di distribuzione era molto vasto comprendendo quasi interamente l’emisfero settentrionale.

In Italia fu descritto in modo accurato da Altobello 1921 che evidenziando alcune differenze morfologiche rispetto al lupo europeo, lo considerò una sottospecie Canis lupus Italicus. Per alcuni autori questa sottospecie non è ritenuta valida, mentre altri la considerano tale.

Una immagine di lupo

Una immagine di lupo by GIOVANNI GROSSI

Una immagine di lupo

Una immagine di lupo by GIOVANNI GROSSI

Normalmente il lupo italiano ha dimensioni inferiori rispetto a quello europeo. Questo è un adattamento noto in natura, per cui gli animali che vivono a latitudini elevate hanno tendenzialmente dimensioni maggiori rispetto a quelli che vivono nelle zone più calde.

Un altro carattere facilmente valutabile presente nel lupo italiano sono le barre sulle zampe anteriori: si tratta di due strisce nere che corrono parallelamente sulla parte frontale delle zampe. Grazie ai progressi dalla genetica è stato evidenziato nel lupo Italiano un aplotipo mitocondriale (W 14) non riscontrabile nelle altre popolazioni di lupo.

Il fenotipo (colore del mantello) del lupo è molto variabile, dal grigio fulvo al marrone rossiccio con differenze dovute all’età ed alla stagione. In Appennino settentrionale sono stati documentati animali melanici, (neri) questa caratteristica in passato era considerata una variabile della popolazione lupina, più recentemente viene considerata prova dell’introgressione di geni canini.

Pista di due lupi

Pista di due lupi by GIOVANNI GROSSI

Impronta di un lupo

Impronta di un lupo by GIOVANNI GROSSI

Pista di un lupo

Pista di un lupo by GIOVANNI GROSSI

Abitualmente, in un branco si riproduce una solo coppia, che con atteggiamenti aggressivi inibisce l’accoppiamento di altri animali all’interno del nucleo familiare. I parti avvengono dopo circa 63 giorni dalla copula, (aprile maggio per le nostre latitudini) dando alla luce 4/7 cuccioli. Tutto il gruppo familiare collabora alla protezione e all’alimentazione della prole, che, per parecchi mesi, dipende totalmente dalle cure parentali. La pressione selettiva naturale fa sì che non tutti i cuccioli sopravvivano, e sommata alla strategia riproduttiva (solo una coppia si riproduce) diviene una efficiente autoregolazione numerica della specie.

Al secondo anno d’ età i giovani sono ormai maturi, e possono scegliere se rimanere nel branco d’origine in posizione subordinata nella speranza di sostituire un giorno la coppia dominante, oppure andare in dispersione. In quest’ ultimo caso l’animale si trova ad affrontare il periodo più critico della sua vita, viaggia per territori sconosciuti e deve fare molta attenzione a non farsi sorprendere da altri branchi territoriali, che difficilmente tollererebbero un intruso. L’aggressione intraspecifica con alte densità della specie è infatti una causa di morte non trascurabile. Oltre a non godere più della protezione del branco deve anche soddisfare le proprie esigenze alimentari in modo autonomo, senza più nessun aiuto nella caccia. Se è fortunato troverà un territorio libero ed un altro esemplare di sesso opposto, dando così origine ad un nuovo nucleo.

Un cinghiale predato da due lupi

Un cinghiale predato da due lupi by GIOVANNI GROSSI

Il territorio di un branco in Appennino (Home Range) è mediamente 100/150 kmq. Nel caso in cui gli animali vanno in dispersione, non avendo un territorio proprio, si muovono percorrendo molti km. Un esempio documentato è relativo ad un animale investito sulla tangenziale di Parma, curato e munito di radiocollare venne rilasciato. Nel giro di pochi mesi arrivò in Francia e tornò in Italia, dove fu rinvenuto morto. Questa strategia naturale ci fa comprendere come la specie, sull’orlo dell’estinzione negli anni 70 (era presente solo in Appennino centro meridionale con 100/150 animali), sia riuscita spontaneamente a ricolonizzare il territorio italiano. Attualmente il lupo è presente lungo tutto l’Appennino ed in buona parte dell’arco Alpino, occupando zone antropizzate, ritenute solo pochi anni fa inospitali per la specie. Le ragioni della ripresa sono da ricercare oltre che nella sua biologia, nella protezione legale concessa negli anni 70, nella immissione a scopo venatorio di vari ungulati (erano estinti in quasi tutta Italia), nella diminuita pressione antropica in ambiente montano con l’abbandono delle zone marginali e nella creazione di are protette.

Va detto che su scala locale, il lupo, è tuttora soggetto a fluttuazioni numeriche importanti a causa della persecuzione antropica, che può arrivare fino all’eradicazione totale della specie.

Per approfondire l’argomento Canis Lupus

 

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