Il Parco dei miei sogni

By | 17 giugno 2015

La mattina è più fresca e frizzante del solito.  Il mio passo è leggero nonostante la pioggerellina. Tutto mi sembra familiare: la debole luce del primo mattino, il risveglio degli abitanti del bosco (ma si sono mai addormentati veramente?), e questo forte odore di autunno; non sono triste, anzi, dentro di me sorge una positività che andando avanti diventa curiosità e poi smania: sono in sintonia con le querce e con i faggi e sorrido agli uccelli, so che devo rispettare i lupi; guardo in alto in cerca di una poiana o di un’aquila. Mi asciugo la fronte.

Passo Belfiore

Passo Belfiore

Procedo verso il primo faggio e non mi curo della nebbia che mi avvolge i piedi, ad un tratto un’ombra. Sento il cuore in gola. Sì! E’ un porcino! Mi avvicino al fungo che adesso è molto più grande ed ora mi sovrasta! E’ un miracolo della natura ed è tutto mio!

La nebbia si infittisce e la vista di quel fungo ora si fa debole; siamo avvolti, io e quel miracolo della natura, come in un unico mistero del creato. Perdo la cesta e mi cade anche la zanetta proprio vicino al mio piede. Mi viene naturale guardare in alto come a cerare un po di luce, una spiegazione a quanto mi sta succedendo. Allargo le braccia e mi abbandono al volere del bosco che ora è totalmente parte di me: chiudo gli occhi.

Porta Euro Mediterranea

Porta Euro Mediterranea

Riaprendo gli occhi  mi rendo conto di vivere come in una dimensione dove lo spazio ed il tempo si fanno i dispetti, vedo infatti dinanzi a me la Porta Euro-Mediterranea: da un lato riconosco La Nuda, il Ventasso, l’Alpe di Succiso, il Cavalbianco e la Valle dell’Inferno e dall’altra parte vedo i castelli e gli antichi borghi della Lunigiana; tutto è intorno e oltre questa porta sfolgorante: so che devo oltrepassarla per trovare ciò che veramente sto cercando.

Centro Visita Cerreto

Centro Visita Cerreto

Mentre medito tutte queste cose una mano si avvicina a me, la stringo forte e d’un tratto sono portato al Centro visita del Cerreto: canti, bicchieri che si sollevano in un brindisi e cori di montagna cantano inni. Stanno festeggiando un loro amico, un amico dei monti e di questo Parco; riconosco Fra Ranaldo, fra tutti, che evoca un nome e che solo adesso capisco chiaramente: è il mio nome.

Questa mattina è più fresca e frizzante del solito e il mio passo è leggero in cerca di funghi. Sognare è bello quando si cammina nei boschi del parco, perché so che proprio quì i sogni si avverano.

Viva il Parco

Viva il Parco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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